
🎙️ Il Diario dell’Attivista M5S
Episodio 4 — Ricominciare dal territorio.
Ci sono luoghi che conosciamo talmente bene da non guardarli più.
Ci viviamo.
Ci lavoriamo.
Li attraversiamo ogni giorno.
Eppure, qualche volta, basta fermarsi un attimo per accorgersi che intorno a noi ci sono problemi, opportunità e soprattutto persone che avrebbero qualcosa da dire.
È da qui che, secondo me, dovrebbe ricominciare la politica.
Dal territorio.
Non dai palazzi.
Non dai grandi discorsi.
Non dai social.
Dal territorio.
In questi giorni mi sono posto una domanda molto semplice:
perché non provare a ricostruire una presenza del Movimento 5 Stelle anche dove questa presenza si è indebolita?
Non parlo soltanto di organizzazione politica.
Parlo di comunità.
Perché un gruppo di cittadini non dovrebbe nascere semplicemente per preparare una campagna elettorale.
Dovrebbe esistere anche quando non ci sono elezioni.
Dovrebbe essere un punto di riferimento.
Un luogo dove una persona può arrivare e dire:
“Ho questo problema.”
Oppure:
“Io avrei questa idea.”
E trovare qualcuno disposto ad ascoltarla.
Prendiamo un territorio come San Giovanni Teatino.
Un comune non è soltanto un nome sulla carta.
È fatto di quartieri, attività commerciali, imprese, famiglie, lavoratori, giovani, anziani, associazioni.
È fatto di persone che ogni giorno mandano avanti la propria comunità.
E allora perché la politica dovrebbe limitarsi a incontrarle soltanto quando arriva il momento di votare?
Io penso che dovremmo fare esattamente il contrario.
Prima ascoltare.
Poi capire.
Poi proporre.
E soltanto dopo, eventualmente, chiedere consenso.
Ricostruire un gruppo non significa necessariamente partire in cinquanta.
Potremmo essere cinque.
Tre.
Dieci.
Non è il numero iniziale la cosa più importante.
È la volontà di esserci.
Perché spesso aspettiamo che qualcuno organizzi qualcosa.
Aspettiamo che qualcun altro faccia il primo passo.
Aspettiamo che arrivi una persona con più esperienza.
E intanto passa il tempo.
Forse dobbiamo semplicemente cominciare.
Una riunione.
Una passeggiata nel territorio.
Un incontro con un commerciante.
Una chiacchierata con un artigiano.
Un confronto con un giovane.
Un caffè con qualcuno che vuole raccontarci un problema.
Non servono necessariamente grandi eventi.
Serve presenza.
E c’è una cosa che considero fondamentale.
Un gruppo politico territoriale non può diventare una stanza dove parlano sempre le stesse persone.
Se vogliamo riportare i cittadini nella politica, dobbiamo lasciare la porta aperta.
A chi è già d’accordo.
Ma anche a chi non lo è.
A chi ha votato il Movimento.
A chi lo ha votato una volta e poi si è allontanato.
A chi non lo ha mai votato.
Perché se cerchiamo soltanto persone che la pensano come noi, non stiamo costruendo partecipazione.
Stiamo costruendo una bolla.
E le bolle, prima o poi, scoppiano.
Io vorrei invece una comunità capace di discutere.
Anche animatamente.
Ma con rispetto.
Una comunità dove un cittadino possa dire:
“Questa proposta non mi convince.”
E nessuno gli risponda:
“Sei contro di noi.”
Perché una critica può essere preziosa.
Può farci vedere un problema che non avevamo considerato.
Può costringerci a migliorare una proposta.
Può persino farci cambiare idea.
E cambiare idea davanti a un argomento migliore non dovrebbe essere considerato una debolezza.
Dovrebbe essere intelligenza.
Ricominciare dal territorio significa anche smettere di pensare che tutto debba arrivare dall’alto.
Una comunità locale può elaborare una proposta.
Può raccogliere testimonianze.
Può studiare un problema.
Può presentare una richiesta alle istituzioni.
Può coinvolgere associazioni e cittadini.
Può chiedere risposte.
Può controllare cosa succede dopo.
Questo, per me, è attivismo.
Non soltanto parlare.
Fare.
E penso proprio alle tante idee che spesso rimangono nei cassetti.
Un progetto per recuperare uno spazio abbandonato.
Un’iniziativa per sostenere gli artigiani.
Un’idea per i giovani.
Una proposta per migliorare un servizio.
Un problema segnalato da un cittadino.
Magari singolarmente sembrano piccole cose.
Ma una comunità che raccoglie cento piccoli problemi può costruire una fotografia molto precisa del proprio territorio.
E quella fotografia può diventare politica.
Politica concreta.
Naturalmente non sarà semplice.
Qualcuno dirà che non serve.
Qualcuno non risponderà.
Qualcuno ci criticherà.
Qualcuno magari ci dirà:
“Ci avete già provato.”
Ed è proprio qui che bisogna avere pazienza.
Perché ricostruire la fiducia richiede tempo.
Non si recupera con un post su Facebook.
Non si recupera con uno slogan.
La fiducia si recupera mantenendo le promesse, anche quelle piccole.
Se diciamo che ascolteremo una persona, dobbiamo ascoltarla.
Se diciamo che presenteremo una proposta, dobbiamo farlo.
Se promettiamo di dare una risposta, dobbiamo cercare di darla.
Anche quando la risposta non è quella che la persona sperava.
Forse è questa la politica che vorrei contribuire a costruire.
Una politica fatta di persone normali.
Persone che lavorano.
Che hanno famiglie.
Che hanno problemi.
Che qualche volta sono stanche.
Ma che decidono comunque di dedicare una parte del proprio tempo alla comunità.
Non perché qualcuno glielo ordina.
Ma perché sentono che stare a guardare non basta più.
E allora sì.
Ricominciare dal territorio.
Partire magari da un piccolo gruppo.
Una persona alla volta.
Un incontro alla volta.
Un problema alla volta.
Un’idea alla volta.
Senza promettere miracoli.
Senza pensare di avere tutte le risposte.
Ma con la voglia di provarci.
Perché forse la politica non ha bisogno soltanto di nuovi politici.
Ha bisogno di nuovi cittadini che decidano di partecipare.
Io non so quante persone risponderanno all’appello.
Non so se sarà facile.
Non so dove porterà questa strada.
Ma so una cosa.
Se nessuno fa il primo passo, non possiamo lamentarci perché non cambia nulla.
E allora quel primo passo possiamo farlo noi.
Possiamo incontrarci.
Possiamo parlare.
Possiamo ascoltare.
Possiamo discutere.
Possiamo sbagliare.
Possiamo ricominciare.
Perché ricominciare non significa cancellare quello che è stato.
Significa prendere quello che abbiamo imparato e provare a costruire qualcosa di nuovo.
Questo è il senso di questo diario.
Raccontare anche i tentativi.
Non soltanto i risultati.
Perché forse un giorno, guardandoci indietro, scopriremo che tutto è cominciato da poche persone sedute attorno a un tavolo.
Con poche certezze.
Tante domande.
E una convinzione:
il territorio appartiene a tutti noi.
E se vogliamo cambiarlo, dobbiamo esserci.
Io sono Marco.
Questo è Il Diario dell’Attivista M5S.
E questo era il quarto episodio.
Non aspettiamo che qualcuno ricominci.
Cominciamo noi.
Ci sentiamo al prossimo episodio.


