Dove sono finiti i cittadini?

Dove sono finiti i cittadini

🎙️ Il Diario dell’Attivista M5S.

Episodio 1 — Dove sono finiti i cittadini?

Ci sono domande che, prima o poi, un attivista deve farsi.

Una di queste è: dove sono finiti i cittadini?

Non intendo dire che le persone siano scomparse.

Le incontriamo tutti i giorni.

Al lavoro, al supermercato, al bar, per strada, sui social.

Parliamo con loro, ascoltiamo le loro difficoltà, condividiamo le loro preoccupazioni.

Eppure, quando si parla di politica, sembra esserci una distanza enorme.

Molte persone non vogliono più sentir parlare di politica.

Qualcuno dice: “Sono tutti uguali”.

Qualcun altro: “Tanto non cambia niente”.

Altri ancora hanno semplicemente smesso di interessarsi.

E forse la domanda non dovrebbe essere soltanto: perché i cittadini si sono allontanati dalla politica?

Dovremmo chiederci anche:

la politica si è allontanata dai cittadini?

Io credo che questa domanda meriti una riflessione seria.


Essere un attivista significa anche questo.

Non significa soltanto partecipare a una riunione, condividere un post o sostenere un candidato durante una campagna elettorale.

Significa, prima di tutto, ascoltare.

E ascoltare davvero non è sempre facile.

Perché quando ascolti una persona che ti racconta di avere problemi con il lavoro, con una bolletta, con un servizio pubblico che non funziona, con una strada abbandonata o con un’attività che rischia di chiudere, non puoi limitarti a rispondere con uno slogan.

Quella persona non ti sta chiedendo uno slogan.

Ti sta raccontando una parte della propria vita.

Ed è proprio da lì che dovrebbe cominciare la politica.

Dal problema concreto.


Io penso che oggi abbiamo bisogno di una politica capace di tornare nei luoghi dove vivono le persone.

Nei quartieri.

Nei piccoli comuni.

Nelle periferie.

Nei mercati.

Nelle attività commerciali.

Nelle botteghe artigiane.

Nei luoghi di lavoro.

Perché è lì che puoi capire realmente cosa sta succedendo.

Puoi leggere cento documenti, ma una conversazione con una persona può farti capire qualcosa che nessun documento riesce a spiegare.

Ed è questo che vorrei provare a fare con questo diario.

Raccontare quello che vedo.

Raccontare quello che ascolto.

Raccontare le idee che nascono dal territorio.

Ma anche raccontare le difficoltà.

Perché fare attivismo non significa avere sempre la strada libera davanti.

A volte trovi entusiasmo.

A volte trovi indifferenza.

A volte trovi qualcuno che ti dice: “Finalmente qualcuno che se ne occupa”.

E altre volte trovi qualcuno che ti risponde:

“Lascia perdere. Non cambierà mai niente”.

E forse proprio quella frase dovrebbe spingerci a non arrenderci.


Essere attivisti del Movimento 5 Stelle, almeno per come lo intendo io, dovrebbe significare anche mantenere vivo il rapporto con le persone.

Non aspettare che siano loro a venire da noi.

Dobbiamo essere noi ad andare da loro.

E non soltanto per chiedere un voto.

Quello sarebbe troppo facile.

Dobbiamo andarci anche quando non ci sono elezioni.

Quando non abbiamo nulla da chiedere.

Quando dobbiamo semplicemente ascoltare.

Perché una comunità politica senza cittadini rischia di diventare soltanto una struttura.

E invece la politica dovrebbe essere una comunità di persone che discutono, propongono, si confrontano e cercano soluzioni.


Io non ho la presunzione di avere la ricetta per risolvere tutto.

Non ce l’ho.

Ma una cosa credo di averla capita:

se aspettiamo che siano sempre gli altri a cambiare le cose, probabilmente non cambierà nulla.

Possiamo invece cominciare da qualcosa di piccolo.

Da un problema.

Da una proposta.

Da una persona.

Da un incontro.

Da una riunione fatta anche con poche persone.

Perché magari quelle poche persone possono diventare dieci.

Poi venti.

Poi cento.

E magari una piccola idea nata in un territorio può arrivare molto più lontano.


Questo diario nasce proprio per questo.

Non voglio raccontare una politica fatta soltanto di palazzi e comunicati.

Voglio raccontare la politica vista dal basso.

La politica di chi prova a fare qualcosa.

Con tutti i suoi limiti.

Con gli errori.

Con le soddisfazioni.

Con le porte chiuse.

Con quelle che, qualche volta, si aprono.

E voglio farlo senza pensare di essere il depositario della verità.

Perché anche un attivista deve saper ascoltare chi non è d’accordo con lui.

Anzi, forse è proprio lì che comincia il vero confronto.


Allora torno alla domanda iniziale:

Dove sono finiti i cittadini?

Forse non sono andati da nessuna parte.

Forse siamo noi che dobbiamo tornare a cercarli.

E magari scopriremo che non hanno smesso di avere idee.

Non hanno smesso di avere problemi.

Non hanno smesso di sperare.

Hanno semplicemente smesso di credere che qualcuno li ascolti.

E allora proviamo a ricominciare da qui.

Da una cosa semplice.

Ascoltare.

Perché prima di cambiare il mondo, forse dobbiamo imparare nuovamente ad ascoltare la persona che abbiamo accanto.

Io sono Marco.

Questo è Il Diario dell’Attivista M5S.

E questo era il primo episodio.

Ci sentiamo al prossimo.

E ricordate: la politica comincia dalle persone.

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